Decreto “Crescita” approvato con fiducia anche al Senato

Decreto “Crescita” approvato con fiducia anche al Senato. È legge

Con 158 voti favorevoli, 104 contrari e 15 astensioni, il 27 giugno l’Assemblea di Palazzo Madama ha approvato senza ulteriori modifiche il Ddl A.S. 1354 di conversione in legge del D.L. 30 aprile 2019, n. 34 (decreto “Crescita”). Sul provvedimento, senza emendamenti rispetto al testo approvato nei giorni scorsi dalla Camera, il Governo ha posto la questione di fiducia anche in questo passaggio parlamentare. L’imminente scadenza del decreto, che doveva essere convertito in legge entro il 29 giugno, non ha infatti consentito il recepimento di ulteriori modifiche.

Tra le principali novità fiscali, inserite nel provvedimento nel corso dei lavori parlamentari, è stato confermato il differimento dal 1° luglio al 30 settembre 2019 dei termini di versamento delle imposte derivanti dai modelli Redditi, Iva e Irap per i soggetti che applicano gli Isa (Indici sintetici di affidabilità fiscale), il differimento della dichiarazione dei redditi al 30 novembre, la riapertura della pace fiscale, insieme all’approvazione di numerose

Si segnalano, in particolare, le seguenti:

  1. l’abrogazione dell’ultimo periodo dell’art. 3, comma 3, del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, ai sensi del quale in caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale sia stata esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca, entro 30 giorni dal verificarsi dell’evento, si applica la sanzione nella misura fissa di 100 euro. Tale importo è ridotto a 50 euro se la comunicazione viene presentata con un ritardo non superiore a 30 giorni (art. 3-bis);
  2. la possibilità, per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2020, di usufruire della detassazione dei canoni non percepiti senza dover attendere la conclusione del procedimento di convalida di sfratto. Occorre peraltro dimostrare di aver notificato l’ingiunzione di pagamento o l’intimazione di sfratto per morosità (art. 3-quinquies);
  3. la possibilità per il contribuente/sostituto d’imposta di conferire all’intermediario un incarico alla predisposizione di più dichiarazioni e comunicazioni a fronte del quale quest’ultimo rilascia un impegno unico a trasmettere. A tal fine l’intermediario rilascia al contribuente o al sostituto di imposta, anche se non richiesto, l’impegno cumulativo a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate i dati contenuti nelle dichiarazioni o comunicazioni. L’impegno si intende conferito per la durata indicata nell’impegno stesso o nel mandato professionale e comunque fino al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui è stato rilasciato, salvo revoca espressa da parte del contribuente o del sostituto d’imposta (art. 4-ter);
  4. la previsione in capo all’Amministrazione finanziaria dell’obbligo di avviare – attraverso la notifica di un invito a comparire – un contraddittorio con il contribuente finalizzato alla definizione in via amministrativa della pretesa tributaria, prima dell’emissione di un avviso di accertamento. Di conseguenza, il mancato avvio del contraddittorio comporta l’invalidità dell’avviso di accertamento qualora, a seguito di impugnazione, il contribuente dimostri in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato attivato (art. 4-octies).